Ottimizzare le immagini per la SEO
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L'ottimizzazione delle immagini incide sia sul posizionamento (tramite Google Immagini e i Core Web Vitals) sia sull'esperienza utente. Le quattro azioni essenziali sono: scegliere il formato giusto (WebP o AVIF), comprimere senza perdita visibile di qualità, compilare i tag alt e implementare il lazy loading. Queste azioni da sole possono ridurre l'LCP del 20-40%.
Le immagini rappresentano in media il 50-70% del peso di una pagina web. Mal ottimizzate, affossano i Core Web Vitals e penalizzano il posizionamento. Ben ottimizzate, aprono un canale di traffico aggiuntivo tramite Google Immagini.
Scegliere il formato di immagine giusto
Il formato WebP offre una compressione superiore del 25-35% rispetto al JPEG a parità di qualità visiva. L'AVIF va ancora oltre, ma la sua compatibilità con i browser, pur buona nel 2026, merita una verifica in base al Suo pubblico.
Le immagini vettoriali (loghi, icone, illustrazioni) devono essere in SVG: sono leggere, scalabili e non si degradano mai.
Il PNG resta pertinente solo per le immagini che richiedono trasparenza o una qualità assoluta senza compressione — casi rari in un contesto web standard.
- Fotografie e visual complessi: WebP o AVIF.
- Loghi, icone, illustrazioni: SVG.
- Screenshot con testo: WebP con compressione moderata (qualità 80-85).
- Eviti le GIF animate: le sostituisca con un breve video MP4, da 5 a 10 volte più leggero.
Compressione e dimensioni adeguate
Un'immagine larga 3.000 px mostrata in una colonna da 800 px trasferisce 3-4 volte più dati del necessario. Ridimensioni sempre prima di comprimere.
Punti a un peso inferiore a 100 KB per le immagini secondarie, meno di 200 KB per le immagini hero o i visual principali. Oltre, l'impatto sull'LCP diventa misurabile.
La compressione e il ridimensionamento delle immagini permettono di ridurre il tempo di caricamento iniziale del 20-40% su pagine non ottimizzate, con un impatto diretto sui punteggi Core Web Vitals.
Studi di settore 2025-2026 sulle prestazioni web e la SEO
Tag alt, nome del file e dati strutturati
Il tag alt è l'unico testo che Google può associare a un'immagine. Deve descrivere il contenuto visivo con precisione, integrando la parola chiave in modo naturale se pertinente, senza forzature.
Il nome del file è secondario ma utile: usi parole chiave separate da trattini (immagine-seo-ottimizzazione.webp) invece di IMG_4821.jpg.
Per le immagini di prodotto o i visual chiave, aggiunga dati strutturati ImageObject o Product con Schema.org per aumentare la visibilità in Google Immagini e nei risultati arricchiti.
Lazy loading e prestazioni
Il lazy loading carica le immagini solo quando entrano nel viewport. Questo riduce il peso iniziale della pagina e migliora il punteggio FCP (First Contentful Paint).
Attenzione: non applichi mai il lazy loading all'immagine hero o LCP — Google e il browser devono caricarla subito. Usi loading="eager" oppure ometta l'attributo per questa immagine prioritaria.
- Aggiunga loading="lazy" a tutte le immagini fuori dal viewport iniziale.
- Definisca esplicitamente gli attributi width e height per evitare gli scostamenti di layout (CLS).
- Usi srcset per proporre risoluzioni adeguate allo schermo dell'utente.
FAQ
Il lazy loading è supportato nativamente dai browser?
Sì, dal 2019 per Chrome e i browser moderni, e dal 2021 per Firefox. L'attributo loading="lazy" è sufficiente senza librerie JavaScript esterne per la maggior parte dei siti.
Google indicizza le immagini in WebP?
Sì, Google supporta e indicizza le immagini WebP e AVIF senza problemi. Questi formati sono persino raccomandati dalle linee guida PageSpeed Insights di Google per ridurre il peso delle pagine.
Un tag alt mancante penalizza la SEO?
Non penalizza direttamente, ma priva Google di un segnale di contesto ed esclude l'immagine dal posizionamento in Google Immagini. Su un sito e-commerce o un blog con molte immagini, l'assenza dei tag alt rappresenta una perdita di traffico significativa.